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Il gesuita Antonio Messineo

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Scrittore e voce autorevole in questioni di diritto naturale e internazionale

Antonio Messineo

Combattè apertamente la legislazione razziale emanata da Mussolini

Padre Antonio Messineo, sacerdote gesuita, è nato a Bronte il 16 Novembre 1897 da Francesco e Nunzia Bonsi­gnore, è morto a Roma il  Maggio 1978, all'età di ottantuno anni.

Dopo gli studi compiuti a Bronte, entrò nella Compagnia dei Gesuiti dopo aver prestato il servizio militare al fronte durante la prima guerra mondiale. Ordinato sacerdote, fu redattore e successivamente direttore della rivista "Civiltà cattolica", dove per oltre quarant'anni si è occupato di filosofia politica e di diritto, specie internazionale, assumendo più volte posizioni di rigorosa difesa del pensiero cattolico tradizionale.

Entrò alla Civiltà cattolica nel 1931, a 35 anni. Faceva parte con altri gesuiti delle «forze giovani», ben presto definiti per la loro esuberanza ed il loro spirito di rinnovamento «i puledri».

La Civiltà Cattolica, rivista quindicinale di cultura dei gesuiti italiani, è una delle più antiche di tutte le riviste italiane ancora attive: fu fondata a Napoli, per desiderio di Papa Pio IX, nell’aprile del 1850 e, dal 1850 ad oggi, ha sempre fornito un panorama abbastanza completo delle vicende religiose e politiche italiane (e, in misura più limitata, anche mondiali).

Qui il prof. Antonio Messineo visse fino alla sua morte (1978); per quasi quarant’anni vi svolse un ruolo determinante contribuendo con i suoi scritti e la direzione della rivista (designato dal Superiore Generale della Compagnia col beneplacito di Pio XI) anche alla sua crescita.

In un primo tempo Antonio Messineo si dedicò alla storia delle religioni e, con l'aiuto di Giuseppe Messina, dell'Istituto Biblico, cominciò a studiare la lingua persiana.

Padre Antonio Messineo


Padre Antonio Messineo (foto fornita da La Civiltà Cattolica al prof. Nicola Lupo)

Ben presto, però, si accorse che tra gli interessi della rivista si affacciavano problemi di urgenza più immediata; allora cambiò rotta e cominciò a dedicarsi alla filosofia morale, da lui particolarmente preferita, iniziando ad approfondire ed assi­milare "I fondamenti del diritto naturale" del Taparelli (da lui definito il "martello delle concezioni liberali"), alcuni trattati del Suarez e altri classici affini alla materia. Da uomo colto, intelligente e preparato, affrontò, di volta in volta, argomenti riguardanti le discipline morali e sociali per inoltrarsi successivamente sui temi a lui più congeniali del  diritto internazionale.

Attraverso le pagine della rivista, in pochi anni divenne una voce autorevole in questioni di diritto naturale e internazionale, seguita con attenzione.

Centinaia di articoli e di saggi apparsi sull’influente periodico dei gesuiti riportarono il suo pensiero scientifico, la sua filosofia politica e sociale, sempre in linea con il suo profondo spirito cattolico ma, a volte, anche in aperto contrasto con le idee predominanti.

Nel 1936, in un frangente delicato come quello della conquista italiana dell’Etiopia e del conseguente scontro fra l’Italia e la Società delle Nazioni, padre Antonio Messineo contrasta la liceità delle annessioni coloniali e denuncia tutti i totalitarismi che insanguinarono il ‘900.

Nel 1938 firma numerosi articoli, revisionati ed approvati direttamente da Pio XI, che combattono apertamente la legislazione razziale emanata da Mussolini.

In merito ecco cosa ha scritto il gesuita Giovanni Sale sul Corriere della Sera del 28 febbraio 2002:
“… dal nostro archivio risulta che l’autore degli articoli, il p. Antonio Messineo, fu contattato da un membro del Gran Consiglio del fascismo, il quale gli chiese di scrivere contro le teorie razziste, che il Duce era in procinto di applicare anche in Italia, con la speranza che gli articoli riuscissero a bloccare il progetto, che aveva oppositori anche all’interno del fascismo. Gli disse, inoltre, che soltanto La Civiltà Cattolica poteva fare questo servizio di civiltà alla nazione italiana, poiché tutte le altre riviste e giornali erano «imbavagliati» dal regime.

Pio XI, al quale l’articolo fu portato in revisione, diede il proprio assenso. Dopo che il primo articolo uscì, il 4 agosto 1938, sfuggendo alle maglie della censura politica, la questura di Roma intimò, a nome del Ministero degli Interni, alla tipografia che stampava allora la nostra rivista, di non pubblicare più scritti contrari alle teorie razziste, pena la chiusura dell’azienda.

(….) L’articolo condannava la teoria che riduceva la nazione alla razza, «difesa - scriveva il p. Messineo - con una ostinatezza e un fanatismo ideologico degno di migliore causa e con una povertà di argomenti pseudo-storici e pseudo-scientifici, che fanno poco onore alla scienza, da tutti gli scrittori che traggono ispirazione dal mito razzista della nuova Germania».

Nella campagna elettorale del 1948 padre Antonio Messineo richiama il mondo cat­tolico alla necessità di organizzarsi per combattere le sinistre; è contrario all’"asse" di destra sorto fra Uomo Qualunque, MSI e parte della DC ed appoggia, anche se in modo critico, una linea, risultata poi vincente, conforme alle strategie di Alcide De Gasperi.

La sua preparazione si arricchiva, di giorno in giorno, ancora di più grazie anche alle molte letture di opere che gli giungevano sul tavolo per essere recensite.
E padre Messineo attribuiva una grande importanza a quest'aspetto del suo lavoro; ne fanno fede le migliaia di recensioni che ha pubblicato sulla Civiltà Cattolica.

L’autorità e la competenza acquisite lo fecero più volte chiamare a scrivere anche su altri periodici ed a pubblicare numerosi libri.

Negli ultimi tempi divenne anche collaboratore assiduo della rivista Idea, fondata da mons. Pietro Barbieri.
I volumi da lui pubblicati in quel periodo furono: Il diritto internazionale nella dottrina cattolica (1944), La Nazione (1944), Monismo sociale e persona umana (1945), Il problema delle minoranze nazionali (1945), Il potere costituente (1946).

Su questi e su altri argomenti affini fu invitato a tenere numerose conferenze in vari luoghi, come era nella tradizione dei padri della Civiltà Cattolica, dimostrando di possedere qualità di energico oratore oltre che di abile scrittore.

Partecipò a diversi incontri di studio e, nel 1968, fu inviato da papa Paolo VI alla Conferenza internazionale di Vienna sul diritto dei trattati.

La Conferenza si svolse in due periodi distinti: dal 25 marzo al 24 maggio del 1968 e dal 9 aprile al 20 maggio del 1969.
Furono giornate faticosissime e oltremodo impegnative per la molteplicità dei problemi gettati sul tavolo delle discussioni, per la diversità dei punti di vista dottrinali e per gli ostinati dibattiti che ne seguivano.

Antonio Messineo, in qualità di rappresentante della Santa Sede, dette un notevole contributo alle discussioni e seppe subito conquistare la fiducia anche delle altre delegazioni.

Parentesi veramente cospicua di lavoro e di rendimento furono le lezioni da lui tenute all'Istituto Luigi Sturzo per la divulgazione delle discipline morali e sociali.

Nel 1959, subito dopo la morte del grande politico di Caltagirone, l'on. Aldisio lo pro­pose come membro del Consiglio di amministrazione dell'Istituto e del Comitato scien­tifico.

Il consenso su tale scelta fu unanime, e poiché il prof. Messineo conosceva assai bene il pensiero sturziano, fu incaricato anche di tenere dei corsi ai borsisti desiderosi di specializzarsi nelle scienze morali e sociali, secondo il pensiero della Chiesa e la linea tracciata nelle opere di Luigi Sturzo.

Fu specialmente da quel centro che padre Messineo cominciò ad acquistare grande notorietà tra gli uomini politici e ad entrare in contatto con molti di loro, special­mente con coloro che in seno alla DC presero ad occupare posti di responsabilità e di comando.

Per la sua disponibilità e capacità di studioso, particolarmente specializzato nella «filosofia politica e sociale», molti politici e personalità istituzionali si rivolgevano a lui per consultarlo su questioni assai dibattute, ed egli, spinto da un temperamento che non si ritraeva davanti a nessun rischio, si espose talvolta a qualche infortunio che valse a fornirgli una conoscenza ancora più approfondita degli uomini e delle cose.

Padre Antonio Messineo, medaglia d'oro della cultura, morì a Roma all’età di ottan­tuno anni compiuti, il 9 Maggio 1978.

Fino all’ultimo continuò a scrivere sulla rivista da lui stesso diretta con lo stesso stile giovanile e l’acume che aveva sempre contraddistinto i suoi articoli e le sue recen­sioni.

Già da alcuni anni però il suo fisico aveva perduto la robustezza che lo aveva a lungo sorretto. Cinque o sei anni prima della morte aveva, infatti, subito alcuni interventi chirurgici che lo avevano lasciato piuttosto stremato.

Negli ultimi anni poi si era aggiunto anche un indebolimento della vista, ed egli si la­mentava di questo più di ogni altro disagio, perché non poteva più applicarsi a stu­diare e scrivere con la tenacia di un tempo.
Ma, pur con quel pò di luce che gli rimaneva, si accaniva sul suo lavoro perché, come diceva, non sapeva rassegnarsi a stare senza far nulla. In questo aveva una sua caparbietà invincibile. Lavoro, eseguito per anni e anni con assoluto disinteresse al servizio della Chiesa, da cui traeva l'unico motivo di legittima fierezza.

È morto, si può dire, con la penna in mano.

Quando, qualche settimana prima di spegnersi, dovette tornare in clinica, lasciò in tronco la recensione di un libro appena letto, e nel foglio rimasto sulla sua scrivania si leggevano solo le prime tre righe.

Il suo ultimo articolo, nel numero di aprile del 1978; lo aveva dedicato, con pagine lucide e ferme, al volume Luigi Sturzo di Gabriele De Rosa.

Profondamente religioso, fino all'ultimo giorno, nella clinica dove trovatasi ricoverato, leggeva il suo breviario e soleva celebrare la messa. Accortosi che mancavano le ostie per il giorno seguente, si premurò di telefonare per averle e un confratello corse subito a portargliele.

Qualche ora più tardi si era appena addormentato e nel sonno si spense.
Si era addormentato col pensiero della messa che avrebbe voluto celebrare.

La gratitudine della Santa Sede per l'attività svolta da padre Messineo a servizio della Chiesa fu espressa in un commosso telegramma inviato dal Papa in occasione dei funerali. La Segreteria di Stato volle essere presente, incaricando mons. Saverio Zupi di presiedere le esequie alle quali parteciparono, nella cappella di Villa Malta, tutti i padri della Civiltà Cattolica e un folto gruppo di amici.

Padre Bartolomeo Sorge, nel commemorarne la figura, prese spunto dalla pericope evangelica del servo che veglia in attesa del padrone, sulla quale il padre Messineo ha modellato la sua vita intensa e operosa, in spirito di fedeltà e di responsabilità.

Fra i molti meriti di padre Messineo giova ricordare la sua singolare umanità e la profonda dedizione all’apostolato sacerdotale.

A vederlo, poteva fare l'impressione di un soggetto poco avvicinabile. Aveva un viso piuttosto duro. Ma appena si illuminava del suo inconfondibile sorriso, avveniva un totale cambiamento.

Quante cortesie e favori non ha fatto con la sua generosità, sempre arrendevole!

Si sapeva che aveva conoscenze ed amicizie molto influenti e, al bisogno, tutti cercavamo di sfruttarle con la sua mediazione.

Non si negava mai e, quando proprio non poteva, sembrava che il primo a soffrirne fosse lui. Ma le conoscenze che aveva gli servivano soprattutto per il suo aposto­lato, dove maneggiava le cose dello spirito con un suo tratto particolare.

Non si possono contare i casi delicati da lui trattati con sensibilità di sacerdote, le situazioni scabrose risolte con avvedutezza di religioso retto e prudente. Non faceva mai pubblicità a questo lavoro umile e nascosto. Solo per caso, certe volte, le persone a lui vicine venivamo a conoscenza, pur nel rispetto dell'anonimato, dei casi da lui risolti: matrimoni salvati, di lontani da Dio portati alla fede e di sacramenti amministrati in extremis.
 

Foto del busto di padre Antonio Messineo eseguito dallo scul­tore bulgaro Assen Peikov (Sofia 1908 - Roma 1973), gran ri­trattista, autore, tra l'altro, della statua di Leonardo da Vinci posta a Roma all'ingresso dell'aeroporto di Fiumicino e della grande Minerva all’università di Bari.

Del busto esistono quattro esemplari posti nella biblioteca di Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti, nel Museo di Peikov a Sofia (Bulgaria), all'ingresso della clinica Nunziatella di Roma e nella residenza di Roma del nipote Nunzio che ne ha curato la fusione in bronzo.

 

I libri di A. Messineo S.J.

Alcune sue opere:
Giustizia ed espansione coloniale, (Roma, 1937)
Spazio vitale e grande spazio, (Roma, 1942)
La Nazione, (Roma, 1944)
Il diritto internazionale nella dottrina cattolica (Roma 1944)
Monismo sociale e persona umana, (Roma 1945)
Il problema delle minoranze nazionali, (Roma, 1945)
Il potere costituente (1946)
Il regime tutelare delle colonie, (1948)
Gli aiuti ai popoli in via di sviluppo, (1963)

Alcuni saggi ed articoli:
Taparelli D'Azeglio Luigi e Gian Domenico Romagnosi 1928
Annessione territoriale nella tradizione cattolica, 1936, I
Gian Domenico Romagnosi e il P. Luigi Taparelli D'Azeglio, in Civ. Cattolica, 1936, V.I
«Gli elementi costitutivi della nazione e della razza», ibid., 1938 III 216
Sintesi di diritto naturale con introduzione e appendice bibliografica, 1940, III
Il P. L. T. d'Azeglio e il Risorgimento italiano, 1948, vol. 3°, q. 2356 e q. 2357
Il Padre Taparelli D'Azeglio e la Civiltà Cattolica, 1962
Messaggio per il centenario del P. t. d'Azeglio, 1963, V
La comunità mondiale, 1963, V. III
Studi in onore del P. T. d'Azeglio della compagnia di Gesù, 1964, V. II
Il P. T. d'Azeglio e la Civiltà Cattolica, 1963, V. III
Il P. Luigi Taparelli d’Azeglio e il Risorgimento italiano, anno 99, vol. 3°, quaderno 2356, 21/8/1948, pp. 373-386; e quaderno 2357, 4-9-1948, pp. 492-502. (Messineo, con una felice intuizione, definì padre Taparelli D'azeglio - redattore per la sezione filosofica e sociale della civiltà Cattolica - il "martello delle concezioni liberali".
Evoluzione storica e progresso della verità e Evoluzione storica e messaggio cristiano, a. 102, n. 2429 e 2433, 1951
L’umanesimo integrale
, ibid., anno 107, n. 2549, 1956

 "La Nazione"
La Società delle Nazioni, "isti­tuzione almeno idealmente univer­sale", avrebbe dovuto acce­lerare l'affratellamento dei popoli ed estin­guere lentamente le loro gelosie in una supersocietà tanto estesa quanto l'umanità intera.

"Ma il processo del pensiero con­temporaneo, dominato quasi sempre dalla politica, si è svolto in senso del tutto inverso a quello sperato.

I nazionalismi, non solo non si sono temperati con una vi­sione più universale, ma sono rinati più accesi di prima, più combattivi, più intransigenti nel campo teorico e pratico più irrequieti."
In questo libro padre Messineo "tenta di andare all'origine stessa di tutte le concezioni nazionalistiche ... la natura dell'aggregato nazionale, per determinare quali siano i suoi veri diritti e i doveri". 

"Il diritto internazionale nella dottrina cattolica"
L'"unica garanzia di una rico­struzione stabile dell'ordinamento internazionale sui fumanti detriti della guerra, l'unica via per ricondurre le nazioni ad una convivenza sorretta dalle norme del diritto lealmente osservate e dalla rinata reciproca fiducia" è il "trionfo dei principi annunziati" da Pio XII. Le 400 pagine del libro espongono "queste leggi eterne e indistruttibili della giustizia" con lo scopo di "cooperare alla diffusione del principii della dottrina cattolica" e di fornire "alle menti, che ricercano la verità, dei punti di riferimento".
I due volumi sono stati pubblicati dalla Edizioni "La Civiltà Cattolica" nella collana "Questioni di attualità", Roma 1944

 

 

Abbiamo tratto alcune notizie sul Prof. Messineo dalla "Civiltà Cattolica" 1978 II 468-473 - Quaderno 3071, dove il gesuita Domenico Mondrone gli ha dedicato un lungo articolo (“Ricordo del padre Antonio Messineo”) così presentato nella rivista:

«La morte del padre Messineo, avvenuta la sera del 9 maggio scorso, ha privato la Civiltà Cattolica di una pre­senza che, dopo aver svolto un ruolo deter­minante sulle pagine della rivi­sta nei decenni prece­denti, era rimasta ener­gica e giovanile fino agli ulti­mi tempi, no­nostante gli ottantuno anni di età.

L'Autore, che ha trascorso con il padre Mes­sineo qua­rantasette anni pieni nella nostra comu­nità, ne traccia un succinto profilo, soffer­man­dosi, oltre che sulla sua attività di esperto in questioni di dirit­to na­turale e internazionale, sulle qualità meno cono­sciu­te della sua personalità di religioso e di sacerdote.»


La collaborazione di padre Messineo a La Civiltà Cattolica è durata 47 anni, con più di 300 articoli e migliaia di recensioni. Prestò la sua valida opera anche nella direzione della rivista "Idea" ed alla redazione di "Redenzione Umana", organo del Centro internazionale di redenzione umana di cui era vice­presidente.

Una benemerenza tutta particolare

acquisita da padre Messineo alla Civiltà Cattolica fu quella inerente al suo ufficio di bibliote­cario (fu uno dei suoi primi incarichi prima di assumerne la direzione).

La biblioteca, certamente tra le più ricche delle biblioteche private di Roma e d'Italia, pur avendo seguito il cammino della rivista fin dagli anni del suo nascere, quando iniziò la collabo­razione di Antonio Messineo rivelava molte lacune in certi settori.

Erano completamente assenti, per esempio, gli autori della letteratura del nostro Novecento; né era facile procurare le opere. L'ostacolo principale era la mancanza di fondi.

Scarsa era pure la disponibilità delle riviste, pochi i giornali che si potevano avere per via di scambio o di acquisto.

Antonio Messineo, appena nominato bibliotecario, affrontò con coraggio ammirevole il problema.

D’accordo col direttore di allora, padre Felice Rinaldi, cominciò col far dirottare verso le nece­ssità della biblioteca lo stipendio che percepiva come insegnante di religione presso l'Istituto del Sacro Cuore; poi si rivolse agli amici più facoltosi chiedendo loro di sorreggerlo nello sforzo intrapreso.

Dopo aver costituito un solido fondo economico, una sera che si teneva la quindicinale consulta degli scrittori, disse: «Avverto tutti i padri che avessero bisogno di libri per i loro studi o per compilare gli articoli, che possono passarmi le loro richieste e io provvederò».

A tutti parve di sognare. Da quel giorno cominciò l'arricchimento della biblioteca, che alla morte di padre Mes­sineo raggiunse il numero di oltre cinquecentomila volumi.

Le riviste, da una sessantina che ne giungevano, furono portate, insieme ai rotocalchi, a circa ottocento.


Il ricordo di Domenico Mondrone

Così lo ricorda il gesuita Domenico Mondrone, che, alla Civiltà Cattolica, ha trascorso accanto a padre Messineo oltre quarantasette anni:

«Negli anni che ho passato con lui, non l'ho mai visto variare l'orario della messa.
In certe ore mi astenevo dal bussare alla sua camera perché sapevo che stava recitando il bre­viario. Prima della cena lo vedevo sempre col rosario tra le mani.

Dopo la cena, alcuni di noi più anziani ci raccoglievamo nella sua camera; non appena si udiva il segnale della fine della ricreazione, diceva: "Adesso, tutti fuori!". Qualche volta gli ribattevo: "Sei rimasto il vecchio sergente di fanteria!".

Aveva fatto il soldato durante la prima guerra mondiale e sul San Michele era stato ferito alla testa. Ma ne parlava solo quando lo richiamavo su quei ricordi …”

… Era del tutto alieno da certe forme sdolcinate di pietà. La sua era una spiritualità solida, fatta di cose, pronta a manifestarsi in opere di carità.

Il suo cuore buono sapeva spingersi fino ad atti eroici che ho potuto personalmente costatare. Contrariato e offeso da chi non avrebbe dovuto farlo, se questi, di lì a poco, aveva bisogno di lui e, per interposta persona, gli chiedeva aiuto, dopo un visibile sforzo per mettere a tacere un rigurgito di dissapore, si metteva a disposizione con vera cordialità.»

Ad Antonio Messineo, uno dei figli più illustri della sua storia, Bronte ha dedicato solo una pic­cola stradina nel luogo dove ebbe i natali.

Padre Messineo amava dirsi «un gesuita all'an­tica» e dimostrava di esserlo con la sua attività culturale e la puntualità agli impegni quotidiani che contraddistinguono la vita religiosa. 

Per oltre una ventina d'anni, tutte le dome­niche si recava a Villa Mercedes, al quar­tiere Verano, a con­fessare e celebrare nella chiesa molto fre­quen­tata delle Suore Ausili­atrici del Purga­to­rio.
Il suo attaccamento alla Compagnia dei Ge­sui­ti e la sti­ma di cui godeva in particolare presso i confra­telli della sua provincia d'ori­gine (la “Sicula”) sono atte­stati dalle sue ripetute par­teci­pazioni alle Congre­gazioni provinciali, gene­rali e dei procuratori.
In quelle sedi si adoperava sem­pre perché il ne­cessario adattamento delle istitu­zioni del­l'Ordine alle esigenze dei tempi nuovi avve­nisse nel pieno rispetto della plurise­colare tradizione.

Amava tornare spesso a Bronte, specie du­rante il periodo estivo, per brevi periodi di riposo.


 

«L’istanza delle riforme sociali, per un or­di­ne umano più conforme alla dignità della per­so­na, con una più equa distribuzione del­la ric­chezza e una più effettiva egua­glianza tra i ceti sociali, non è propria ed esclusiva della ideologia mar­xista ma essa è sostenuta con non maggiore impegno e decisione dal pen­siero cristiano, così che il cattolico che inten­da dedicarsi alla tra­sfor­mazione delle strut­ture economi­che e politiche della socie­tà per un più diffuso be­nessere non ha per nulla biso­gno di fre­giarsi il petto del distin­tivo della sini­stra…

Il cattolico, in quanto tale, è già un auten­ti­co riformista. Il suo motto è con­ser­vare e rinno­vare».

(p. Messineo, 7.2.1959)


Vedi anche Ricordo di padre Messineo, di N. Lupo

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